"Una riflessione sulla banalità del Male" di Filippo Silvestri
La giornata della memoria è occasione, come sempre, di riflessioni sulla tragedia che sessant’anni fa investì l’Europa. Il Presidente Ciampi scelse di introdurre questa giornata per permettere alle nuove generazione di scolpire nella propria mente gli eventi, la storia, la tragedia del passato affinché non si riproponga nel futuro. Eppure io trovo che, oggi da Italiano, la giornata della memoria non sia occasione di accademia, ma occasione di riflessione sull’attualità.
Hannah Arendt parlò di banalità del male, termine che oggi occorrerebbe erigere a paradigma. Parlando di Eichmann la filosofa tedesca rilevò come le azioni compiute dal nazista non fossero dovute ad una malignità intrinseca e profonda dell’uomo, ma dal non cogliere pienamente le conseguenze dei gesti compiuti. Dobbiamo chiederci come cittadini italiani, figli e nipoti di quell’Italia in cui vigevano le leggi razziali, se oggi la banalità del male in Italia sia stata debellata. I CPT appaiono a volte come dei veri e propri lager, nelle carceri, sovraffollate e poco sicure, i detenuti muoiono e non si capisce perché, abbiamo accettato, fino a quando questi non si sono ribellati, che i lavoratori stranieri ed extra-comunitari lavorassero in nero e sotto la minaccia della mafia, i senza tetti diventano spesso oggetto di aggressioni, adolescenti vengono violentate da passanti, omosessuali aggrediti, si rimuovono prefetti perché non graditi al presidente della Provincia e si approvano leggi che distruggono il sistema della giustizia solo per impedire un processo (vale in questo caso la fattoria degli animali: “Tutti gli animali sono uguali, alcuni più di altri”), senza che non ci sia una indignazione popolare vera, senza effettivamente rendersi conto di che Italia costruiremo assecondando tutto ciò che sta avvenendo. Non occorre essere giusti tra le nazioni per opporsi a ciò, non occorre essere Giorgio Perlasca, ma persone comuni, tante che scelsero di opporsi, che scelsero l’insubordinazione, che scelsero di non prendere parte a questa barbarie, che scelsero di non legittimarla col silenzio o guardando altrove, ce ne sono state! Certo, pagarono, molti non tornarono, ma chi è riuscito a tornare sopravvivendo mangiando bucce di patata e lasciando la propria razione di pane agli ebrei in lager, hanno contribuito a rendere migliore il nostro paese. Ecco credo che l’Italia del GF, quella attuale, sebbene non si possa fare alcun paragone pieno tra quanto accade oggi e i fatti di allora, sia intrisa di banalità del Male, a noi combatterla, indignandoci, denunciando, gridando che un Paese migliore è possibile, a costo, a volte, dell’impopolarità, a costo di pagare personalmente.
Filippo Silvestri Segretario Regionale Giovani Democratici Veneti

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