Ancora una volta sulla nostra pelle. di Filippo Silvestri
Ancora una volta la nostra Generazione è chiamata a subire i danni e le onerose ipoteche sul futuro della manovra Tremonti. I tagli agli enti locali e quindi di riflesso i servizi alle “fasce deboli” tra cui stanno anche e soprattutto i giovani, precari, lavoratori e studenti, ma anche i giovani imprenditori che usufruiscono di finanziamenti regionali o provinciali per l’impresa, saranno colpiti. Indirettamente sarà colpito anche il diritto allo studio, i tagli al trasporto pubblico renderanno per i milioni di studenti pendolari molto più costoso accedere all’istruzione, e di conseguenza al lavoro e quindi alla piena realizzazione di sé e della propria libertà.
Ancora una volta questo governo ha sacrificato sull’altare della sopravvivenza e sulle macerie del Berlusconismo, il cui lezzo di malaffare e collateralismo è ormai diventato un tanfo asfissiante, la nostra Generazione, e con questa il Futuro del Paese. Oggi, e forse ancora di più domani, il tema vero per qualificare una democrazia sarà il tema dell’accesso, volendo cogliere con una sola parola l’accesso all’istruzione, l’accesso alla cultura, l’accesso al lavoro, l’accesso all’informazione e alle scelte, l’accesso ai diritti, l’accesso alla libertà, alla realizzazione e addirittura l’accesso all’età adulta, alla famiglia e all’indipendenza. Ovvero come un Paese garantisce ad ogni cittadino la possibilità di poter pienamente completare e realizzare la propria persona. Il tema dell’accesso, se non guardato con miopia, la stessa miopia di questo governo che legge la società per poteri e ceti contrapposti e in conflitto (nord contro sud, giovani contro vecchi, ricchi contro poveri), è il tema di come democratizzare la democrazia italiana accompagnandola verso una nuova frontiera quella della democrazia deliberativa, è un tema che può qualificare una politica di un partito di un partito di centrosinistra nato per cambiare il Paese.
Mentre il governo Berlusconi con le sue politiche ha di fatto negato l’accesso ed ha preferito dividere il Paese e la società, trasformando le nostre comunità in luoghi abitati da persone che condividono lo stesso spazio sentendosi alieni e lontani, al centrosinistra spetta il compito di invertire questa tendenza, con coraggio, con un coraggio che prima nessuno in questo paese ha mai avuto. Già quarantadue anni fa Aldo Moro aveva capito che “Il vorticoso succedersi delle rivendicazioni, la sensazione che storture, ingiustizie, zone d’ombra, condizioni d’insufficiente dignità e d’insufficiente potere non siano oltre tollerabili, l’ampliarsi del quadro delle attese e delle speranze all’intera umanità, la visione del diritto degli altri, anche dei più lontani, da tutelare non meno del proprio, il fatto che i giovani, sentendosi ad un punto nodale della storia, non si riconoscano nella società in cui sono e la mettano in crisi, sono tutti segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità.” Era il 1968 e tutti sappiamo quanto seguì, ma oggi vi è un’altra nuova umanità, un’umanità che per prima si ritrova ad avere meno opportunità dei Padri, un’umanità che è largamente istruita e acculturata, un’umanità che prima di tutte le altre si sta confrontando con la globalizzazione vivendo in un mondo immensamente più grande, più complesso e più veloce, un’umanità che attende un’apertura di credito dal proprio paese, non favori, non strade spianate, non facili scorciatoie. Questa umanità chiede un’opportunità, l’opportunità di entrare con dignità, a pieno titolo e con le proprie gambe nel “mondo dei grandi”.
Dopo il voto al Senato non solo è stata ridotta la possibilità dell’accesso, ma addirittura si è ipotecato il futuro del Paese, in un progressivo decadimento del livello di democrazia, libertà e sviluppo.
Non so se vincerà l’assuefazione al progressivo scadimento della nostra democrazia, certo è che la riduzione dei diritti, l’impoverimento del senso di Paese, l’accentramento del potere e dell’economia nelle mani di pochi, gli scricchiolii del sistema dei corpi intermedi non fanno che alimentare paura e sospetto, il terreno su cui trova il fondamento questa Destra.
Le premesse su cui era nata la seconda repubblica sono state ampiamente disattese, addirittura eluse e quella stagione che si aprì con la voglia di riformare il paese all’insegna della modernizzazione, dell’europeismo e della legalità si è trasformata nel quindicennio berlusconiano. Oggi quella bugia si sgretola abbattuta dagli scandali, dall’incapacità, dall’impoverimento del Paese, dall’incapacità di unire un Paese attorno ad una missione comune, nobile e alta. Se non vogliamo essere travolti anche noi da questo crollo occorre rinnovare la proposta politica, mettere da parte i novecenteschi ricordi di Nonna Speranza e ritornare a parlare, a cercare una generazione troppo spesso sacrificata, messa da parte, illusa e disillusa, che non si fida della politica, alla quale non siamo finora riusciti a dare risposte credibili e che oggi anche per questo vota maggiormente a destra.
Filippo Silvestri
Presidente Direzione Nazionale Giovani Democratici

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