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L'idea che l'IRPEF rimanga ai Comuni è dei Sindaci non di Bossi
di Alessandro Zaffonato


"E' paradossale che dopo anni in cui il Partito Democratico sostiene e rafforza la proposta del movimento dei Sindaci del nord che chiedono che l'IRPEF rimanga nelle casse comunali, Bossi faccia propria la proposta che più volte in sede romana ha contrastato", dichiara Alessandro Zaffonato, responsabile comunicazione dei giovani democratici veneti, e prosegue, "dopo mesi in cui, con l'attuale Governo, non è riuscito a costruire una proposta valida per il federalismo è costretto a riproporre quello che i nostri Sindaci hanno chiesto scendendo più volte a Roma e che, come centrosinistra, abbiamo sempre sostenuto. Mi chiedo inoltre se Bossi avrà il coraggio di espellere dalla Lega Calderoli, che ha subito corretto il tiro dopo la sparata del suo capo, visto che pochi giorni fa ha dichiarato che chi non è d'accordo con lui verrà immediatamente espulso dal partito."

 

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Disoccupazione record per i giovani veneti, servono soluzioni vere
di Matteo Benedetti

Guardatevi a destra, poi a sinistra. Ecco, se non siete voi, almeno una delle due persone che vi stanno vicine probabilmente è disoccupato. Questo è il dato che emerge dall'ultima ricerca Istat. Un giovane su tre è disoccupato. Il 30 percento dei giovani italiani in età lavorativa non ha un'occupazione. Se tale dato poteva aspettarsi in qualche regione che tradizionalmente si considerano a più alto tasso di disoccupazione purtroppo i risultati contenuti nella settima edizione dell’Osservatorio sull’occupazione italiana nella piccola impresa veneta, realizzato dalla Fondazione Leone Moressa, ci conferma che cosi non è.

Anche nel ricco nord-est, infatti, mentre diminuisce la possibilità di trovare un’occupazione stabile, aumenta il rischio di perdere il lavoro. Metà dei disoccupati è rappresentata da giovani: e tra essi il 38,8% ha perso il lavoro nell’ultimo anno a causa della crisi.

E in tutta questa situazione il governatore Zaia si preoccupa di consigliare ai giovani veneti di fare medicina "perchè tra un po' i medici mancheranno più dei preti", dimenticando che gli accessi sono rigidamente studiati sul presunto fabbisogno. Altro punto che Zaia identifica come "problematico" è la ricerca della "laurea ad ogni costo". Anche qui spiace dover ricordare a Zaia che l’Italia è al penultimo posto in Europa per quanto riguarda il livello degli studi dei giovani tra i 24 e i 32 anni.


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Ancora una volta sulla nostra pelle:

NESSUNA PROSPETTIVA PER I GIOVANI
NELLA MANOVRA VARATA AL SENATO
di Antonio Bressa

 

La disoccupazione giovanile è al 29,5%.

Il 79% dei posti di lavoro persi nell'ultimo periodo riguardano giovani tra i 18 e i 29 anni.

In Italia ci sono 2 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non cercano neppure lavoro.

Secondo i test Pisa dell’OCSE quasi un terzo dei giovani italiani non sa procurarsi informazioni da un testo scritto, capirne la logica interna e metterlo in relazione con le nozioni che già possiede.

Non c'è quasi più ascensore sociale, chi nasce nella parte bassa della scala sociale ha una elevata probabilità di restarvi.

La produttività del lavoro negli ultimi 10 anni è cresciuta del 3% rispetto ad una media dell'area euro di 14 punti.

Durante il governo Berlusconi l’Italia ha perso 21 posizioni nella classifica mondiale della competitività del World Economic Forum.

Non sono sicuramente queste le migliori premesse per immaginare un futuro radioso di chi si appresta oggi a costruire il proprio progetto di vita.

Le occasioni per cambiare rotta però esistono, e la manovra finanziaria che il Senato ha oggi approvato era una di queste. Di fronte a questi dati oggettivi sarebbe stato necessario creare una progettualità di crescita e competitività del paese in grado di ridare fiducia e speranza alle giovani generazioni, oggi strette da condizioni di precariato e disillusione nei confronti del futuro. La manovra finanziaria doveva e poteva essere un occasione per rilanciare questi temi ed affrontare le urgenti riforme strutturali di cui il paese ha bisogno. Dobbiamo invece oggi constatare il varo di una legge finanziaria assolutamente priva di prospettiva che non ha minimamente saputo muoversi nella direzione di un paese migliore, più giusto e competitivo.

 

Dobbiamo essere consci di questo! Dobbiamo anche essere consci che però le proposte sul tavolo esistono! Il Partito Democratico le ha fatte e le farà: dalla riforma del welfare e dei contratti di lavoro ad un nuovo patto fiscale con gli italiani che aiuti famiglie e imprese, dalle proposte di liberalizzazione ancora inattuate alla riduzione degli sprechi nella spesa pubblica, per non dimenticare le grandi possibilità di investimento sulla green economy. Esiste un piano di rilancio per la crescita del paese ed il coraggio di affrontarlo.

 

Oggi però il Governo non ha voluto ascoltare queste proposte e rispondere in merito all’opposizione; noi Giovani Democratici Veneti non possiamo che constatare un mantenimento dello status quo, un ennesima chiusura di fronte alle speranze delle nuove generazioni, una mancanza di prospettiva per lo sviluppo futuro del paese.

 

Niente dovrà però limitare la nostra devozione, il nostro entusiasmo, il costante lavoro di studio delle proposte migliori per il paese e per i nostri coetanei, il nostro impegno e quello del partito rimane sempre lo stesso: PREPARE GIORNI MIGLIORI PER L’ITALIA.

 

 

Antonio Bressa
Vicesegretario GD Veneto - Responsabile Economia e Attività Produttive

 
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